sabato 21 aprile 2018

LA CHITARRA A COLAZIONE


Ho ripreso a suonare con un gruppo di amici.
Qualche cover, e qualcuno dei miei pezzi, arrangiato per la prima volta con tutti gli strumenti.
Sintonia immediata (e inaspettata, davvero) sin dalle prime note.

Stamattina ho messo a fare il caffè che avevo già imbracciato l'acustica.

Il quaderno su cui appunto i pezzi é ormai al limite.

Ce n'è uno che comprato tempo fa, che é enorme e bellissimo.
Potrebbe diventare il libro della musica, da tenere a casa, per mera consultazione e per ricordo.

É talmente grande che non andrebbe, aperto, nemmeno sul leggio.

Insomma, ho ripreso la musica, e sono contenta di avere il tempo e la voglia di dedicarmici.


venerdì 20 aprile 2018

C.F.A. E LA GUERRA SINO A QUI


Ma tu te la ricordi la guerra che hai fatto sino a qui?
Quella contro i lupi famelici?
Quella contro gli avvoltoi che ti credevano carogna?
E che, alzandoti in volo da terra, hai abbattuto, staccandogli le penne una ad una?

Te lo ricordi quando tutto é cominciato, quando hai risalito la vertigine dell'abisso e quando l'abisso si é tramutato in altezza?
Te lo ricordi, c.f.a.?
Te lo ricordi quanta fatica é costata arrivare sino a qui?

La guerra non é finita, ma la tua esperienza, da filo spinato, si é fatta trincee ed accampamento.
Le tue vittorie sono avanzate sul campo di battaglia, pur disponendo di armi apparentemente inferiori.

E non ti frega nulla della rivalsa.
Non te ne é mai fregato un accidenti di nulla.
Perché al piú quel desiderio ti é servito per nutrire il mordente, ma non é mai stato punto d'arrivo.

Il punto d'arrivo é il prossimo obiettivo, finché non sarà raggiunto anche lui.




E NELL'ATTESA VADO AL MARE


Mi sono svegliata presto, le zampe morbide e la pelliccia lucente di fianco.
Ho messo un suo pantalone nero di tuta e sono scesa al mare.
Otto chilometri di passeggiata veloce sulla sabbia bagnata, e poi l'asfalto e i marciapiedi attraversati per tornare a casa.
Ho sentito un'amica e le ho proposto di mangiare un panino in spiaggia.

É un venerdì di attesa.
Uno degli ultimi.

É aprile, ma oggi era estate.
La sabbia chiara sotto i piedi, l'acqua cristallina, il primo tuffo, un bagno di sole...
Le ore di luce sono volate.

Sono tornata poco fa, e sto meglio.
Sto bene.
Il mare é la mia cura.
E non c'è volta che non sia così.




mercoledì 18 aprile 2018

LA RISTRUTTURAZIONE


Ho comprato un bel vaso di stucco da esterni e uno da interni, e ci  ho riempito, in questi giorni, tutte le fessure e le crepe di casa.

Dentro e fuori, adesso, ci sono aloni bianchi sui muri che presto verranno coperti da pittura e vernici candide.

Nei soliti negozietti di usato e antiquariato, che visito volentieri in Italia e all'estero, ho trovato diverse cose molto carine.

Tra queste, a parte le solite ceramiche dipinte a mano, ho trovato un meraviglioso pomello di pesantissimo ottone finemente lavorato, che monterò sulla porta di legno massiccio della casina nel verde che da qui a qualche anno mi piacerebbe costruire o recuperare con le mie manine laboriose.

Stavo considerando di rimettermi immediatamente a studiare, mettendo in cantiere altri obiettivi, ma credo che il riposo che il mio corpo richiede, al momento, mi imponga di rimandare.

E cosí farò.

La mia famiglia ha accolto con entusiasmo il traguardo che ho raggiunto, e guarda con meno diffidenza del solito ad altri progetti che vorrei intraprendere o che continuo a portare avanti.

Ho seminato e costruito, anche quando il terreno era arido e il vento forte sgretolava i miei piccoli manufatti.
Finché il terreno non é divenuto fertile, ed il vento meno sferzante.

Ho ancora difficoltà a realizzare quanto la mia vita sia cambiata e cambierà radicalmente a stretto giro.

Mi sento ancora sopraffatta.

E credo sia davvero soltanto qualche rimasuglio di stress che non riesco a smaltire, come quelle tossine che restano aggrappate al corpo e non si riescono ad espellere.

Ho poco tempo, e ancora troppe cose da fare.





lunedì 16 aprile 2018

LA FRITTATA DI SPAGHETTI


Mi ha chiesto se sapevo fare la frittata di spaghetti, e se avevo voglia di prepararne una per pranzo.

Mai fatta in vita mia, gli ho risposto.

Ha chiamato la madre per farmi dare la ricetta originale napoletana.
Ovvero, 400 grammi di spaghetti, 7 uova, molto parmigiano e pure il pepe.

Voleva che non alterassi la ricetta originale, ma il mio piccolo giardino aromatico sul balcone era così rigoglioso che ho pensato di aggiungere qualche nota di verde.

Sicché, la ricetta della mia prima frittata di spaghetti alla napoletana é stata doppia: classica, come sopra, e con variazione sul tema.

Ho messo a bollire l'acqua, messo l'olio in una padella (dalla quale ha rimosso il trito di cipolla rossa, per renderla aderente alle indicazioni della madre), e dell'olio anche nell'altra, cui ho aggiunto cospicuo trito di gustosa cipolla rossa, prezzemolo e mentuccia appena colti, erba cipollina essiccata.

Ho sbattuto le uova in un grande recipiente con il parmigiano grattugiato, e ci ho messo dentro gli spaghetti cotti al punto giusto, riversandone metà in una padella, metà nell'altra.

Abbiamo divorato la frittata con variazione, con "croccatura" adeguata e soddisfacente, come é ben visibile dalla foto.


La frittata di pasta classica é stata assaggiata per capire se fosse rispettosa della versione napoletana, poi smangiucchiata, sino a fermarci a metà, perché l'ultimo pezzo deve portarselo lui domani per merenda, in viaggio.


Mentre continuiamo a portare avanti ogni tipo di attività condotta sinora (siamo agli sgoccioli, a breve il salto nel buio), sistemo casa (ho comprato un vaso di stucco da estermi ed uno da interni, l'uno quasi terminato, l'altro insufficiente) e fantastico sui prossimi passi.

Passi più leggeri.

Più sognanti.

Come non me ne concedo da almeno vent'anni.

Suppongo che sapere la direzione che si é definita nella mente aiuti.
O forse é solo la lucina che si é accesa nel buio percorso a dare risalto alle proiezioni possibili del passato che ho costruito.

Mi piace pensare che so, in questo esatto momento, in quale direzione navigare.
Vedo già gli isolotti da lontano, che galleggiano su un mare cristallino.




giovedì 12 aprile 2018

PEDALANDO TRA I VIGNETI


Il tempo, fuori dalla finestra, é terribile, il cielo una distesa di nuvoloni grigi.

Scendo le scale di legno che scricchiolano, l'odore di legna che brucia nelle narici, e arrivo nella sala da pranzo, dove trovo il proprietario della struttura.

La sera prima ci ha offerto il delizioso vino di sua produzione, offrendosi pure di prestarmi la bici della moglie per fare un giro nei dintorni.

Non é mancato alla parola.

Ha controllato il meteo per l'uscita, e mi ha dato questa biciclettina ed un caschetto da indossare (talmente leggero che la sua utilità non mi pare coniugarsi esattamente con l'obbligatorietà imposta per legge).

Ho pedalato per circa 16 km tra distese verdi e vigneti a perdita d'occhio, con il timore costante di essere sorpresa all'improvviso dalla pioggia e di dover tornare indietro prima di arrivare a destinazione.

Il vento, sulla strada, mi é sembrato opporre meno resistenza.
Mi é sembrato non contenere più la violenza delle avversità della vita, e mi é sembrato di opporvi meno resistenza anche io.

Sono arrivata alla cattedrale, e mi sono affacciata sullo scorcio medievale alle sue spalle.

Per affrontare il viaggio di ritorno, ho comprato un dolcino in panetteria.
Un signore anziano mi ha dato a parlare ("ah, italiana!"), ché un mondo intero ha da dire sul nostro paese, ma gli italiani fanno sempre simpatia.

Oggi dovrei spostarmi a piedi, nel paesino a due passi da qui, dove forse c'è un piccolo mercato dell'antiquariato, una panetteria, e altre distese di vigneti.

Forse piove.

E in fondo, che importa.



martedì 10 aprile 2018

LA VITA MANCATA CORRE SULLE ROTELLE DELLE VALIGIE DA DISFARE


Eccola la vita mancata.
Quella in terra straniera, dove però in fondo siamo entrambi sempre stati di casa.
Quella che poteva essere una vita alternativa e che invece vivremo ormai da turisti, quando ne avremo voglia.
Le valigie sono fatte.
Le valigie vanno disfatte.
Faremo delle borse, adesso, per spostare le nostre esistenze lungo altre direttrici.
Non sono più valigie, però.
Manca loro l'agonia degli addii.
La nostalgia di ciò che si perde per guadagnare qualcosa di nuovo e di buono.
Di migliore.
Ci sorridiamo, con le valigie sotto le mani, separati dalla gente che affolla il tram.
Ci sorridiamo e ci guardiamo e non esiste niente altro.
Solo il mondo che scorre oltre il vetro, e intorno a noi.